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La Cattolica

La Cattolica

Very nice small Bizantine church

giugno 222017

Stilo’s ‘La Cattolica’ is one of the best expressions of bizantine style in Calabria. This building overlooks the Stilaro’s valley, also known as Bizantine Valley.

Its shape (is a square building) and location remind the visitor the old, almost magical, greek monks, with their long beards and their austere lifestyle, who found the perfect spot for their religious rites in the stark landscape.

‘La Cattolica’ stands on a hill called ‘Monte Consolino’ and it has been built during the X Century using recycled building material coming from Kaulon (a very important town of Magna Graecia). Each side of this square-shaped church is 7 meters long and the complex is overlooked by five magnificent Cupolas, covered with red bricks.

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Musaba

Musaba

Contemporary Art Museum

giugno 222017

Il MUSABA è un parco museo laboratorio vivo.

Un luogo magico in cui arte, architettura e natura si fondono. Si trova nel comune di Mammola, in provincia di Reggio Calabria, nella valle del torbido. Si tratta di una terra arida e difficile, sia letteralmente che metaforicamente; ma anche ricca di storia: molte sono le genti che hanno attraversato questi luoghi e numerose sono le stratificazioni di reperti presenti.

Il parco archeologico-paesaggistico nasce nel 1969 quando Nik Spatari, artista di origini calabresi, decide di tornare nella sua terra con la compagna Hinske Maas, gallerista olandese, e dare inizio ad un progetto visionario: creare un parco-museo-laboratorio dedicato ad arte e paesaggio sulle rovine del complesso monumentale di Santa Barbara.

Cominciarono negli anni settanta da mostre di arte contemporanea organizzate tra i ruderi e la natura selvaggia, e continuarono giorno dopo giorno a restaurare, scavare, e costruire con materiali di recupero.

Nei tre ettari di terreno del parco oggi si possono ammirare mosaici ed opere plastiche di Nik Spatari, la chiesa restaurata e dipinta con la particolare tecnica dei colori complementari,  diventata famosa come la “cappella sistina della Calabria” , numerosi interventi di artisti internazionali ed un chiostro-foresteria (disponibile ad ospitare turisti appassionati d’arte e ultimamente anche migranti rifugiati che hanno collaborato alle attività).

Il Musaba è un’utopia realizzata, un sogno in fieri di un visionario che ha dimostrato, combattendo quotidianamente contro le fin troppo note criticità della sua terra, che un’altra Calabria è possibile.

Nonostante gli 88 anni di età  Nik è quotidianamente all’opera: attualmente sta progettando una scultura di 12m di altezza che saluterà la superstrada.

Testo a cura di Chiara Falcone.

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Gerace

Gerace

The Cattedrale of Gerace is a must-see

giugno 102017

La storia di Gerace è strettamente collegata a quella di Locri Epizephiri. Il nucleo abitativo, infatti, nonostante esistano tracce di frequentazione in epoca pre-greca, greca e romana, si sviluppa solo in seguito all’abbandono della città di Locri, avvenuto a partire dal VII secolo d.C., a causa del sempre maggiore pericolo piratesco e la sempre crescente insalubrità delle coste. A questo spostamento dei locresi dall’antico sito costiero verso l’interno è strettamente collegato anche il nome della cittadina che, a dispetto delle leggende che vogliono che esso sia legato ad un leggendario sparviero, in greco Ièrax, Ιέραξ, che avrebbe guidato i Locresi, inseguiti dai Saraceni, verso la rocca, pare dipendere dal nome della Diocesi di Locri, dedicata a Santa Ciriaca (Aghia Kiriaki, Agia Ciriaci, Αγία Κυριακή in greco).

Che la cittadina fosse da sempre strettamente collegata alla cristianità appare evidente non solo dal fatto che sia stata spostata, in realtà, la sede della Diocesi locrese ma anche dalla presenza innumerevole di chiese e monasteri anche infra muros, che ha contribuito a identificare la rocca come una sorta di Monte Santo.

Per la sua particolare posizione, però, Gerace divenne ben presto un centro di importanza eccezionale nella Calabria Meridionale; la possibilità di controllare i traffici costieri, la sua particolare conformazione orografica che permetteva una naturale fortificazione, fece sì che divenisse oggetto di attenzione sia dell’Impero bizantino che del regno di Sicilia. La presenza congiunta di tali potenze fece sì che il centro resistesse a lungo agli attacchi degli Arabi, che mantenesse una certa autonomia rispetto ai Normanni e che fosse, in seguito, oggetto di attenzione per i dominatori non solo dell’Italia ma di tutto il Mediterraneo. Testimonianza di tale importanza ne è la grande ed eccezionale (per qualità), quantità di architetture ecclesiastiche e laiche, frutto di committenze imperiali (Cappellone di San Giuseppe nella Cattedrale certamente svevo), regali (si pensi agli interventi normanni nel Castello, nella Cattedrale e in altre chiese sparse all’interno delle mura o alla Chiesa di san Francesco, voluta da Carlo II d’Angiò nel 1294); principesche e feudali.

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Locri

Locri

Hints of Magna Graecia

giugno 102017

A Sud Ovest della cittadina (poco più di 13 mila abitanti) si estendono i resti dell’antica città greca di Locri Epizephyrii, fondata, secondo Strabone, da coloni della Locride alla fine del VIII secolo a.C. (secondo Eusebio fu fondata nel 673-672 a.C.) presso l’altrua di Ianchina, già sede di un insediamento abitativo degli indigeni. Dopo l’arrivo i coloni si fermarono qualche anno presso il promontorio Zefirio, oggi Capo Bruzzano, da cui il nome di Locròi oi Epizephirii,  a ricordo della prima sede e per distinguersi da locresi della Grecia.

Nel 660 a.C. circa Zaleuco diede alla sua città un codice di leggi scritte e fu il primo in tutta la Grecia. Intorno alla metà del secolo VI i locresci sconfissero i crotoniati con il leggendario intervento dei Dioscuri. I locresi si dedicarono alla colvazione degli alberi e all’allevamento dei cavalli e raggiunsero un alto prestigio nella musica e nel cantp. Nel 493 a.C.  la città si rinvigorì con elemtnti ionici di Samos e crebbe in potenza fondando  le colonie di Hipponion e di Medma, ma i crononiati le tolsero gran parte del territorio e assoggettarono Caulonia e Medma. Poco dopo Anassilao di Reggio , metidando la conquista di Locri, vi mandò un esercito che fu però ritirato in seguito alla richiesta di aiuto dei locresi a Gerone I di Siracusa.

Durante la spedizione ateniese in Sicilia, Locri fu fedele alleata di Siracusa e questa tradizione politica, diretta contro Reggio padrona dello Stretto, continuò anche sotto Dionisio I, facendo di Locri una base di operazioni del tiranno contro Reggio e altre città del Bruzio. I locresi ne ebbero in compenso Caulonia, Scillace, Hipponion e Medma. Dionisio II, espulso nel 356 da Siracusa e rifigiatosi a Locri, s’impadronì neò 352 del potere, determinando poi con la sua condotta oppressiva una rivolta che portò nel 346 alla strage della sua famiglia e alla costituzione di un governo democratico. La crescente potenza dell’elemento bruzio segnò l’inizio della decandenza della città: questa nel 280 a.C.  si diede a Pirro che si impadronì del tesoro del celebre santuario di Persefone. Datasi ai romani nel 275, dopo la battaglia di Benevento, passò dopo Canne (216) ai Cartaginesi e nel 208 fu invano assediata  dal console Quizio Crispino; nel 205 fu presa da Scipione. In età romana Locri divenne municipium ed ebbe una discreta ripresa nel II-III secolo d.C. Fu poi sede di diocesi, ma decadde gradualmente fino all’abbandono totale intorno al VIII secolo d.C. per la minaccia delle scorrerie arabe.  Gli abitanti e il vescovo si rifugiarono a Gerace.

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